Il prelievo ematico è una procedura molto comune, che permette di effettuare esami di laboratorio sui campioni di sangue ricavati.
Dopo averlo effettuato, capita talvolta di non sapere come comportarsi nei momenti successivi o nei giorni che seguono.
Esistono, in effetti, alcuni accorgimenti che è possibile mettere in pratica.
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Subito dopo il prelievo, è consigliabile mantenere il braccio disteso e la mano aperta per circa 5 minuti, effettuando una leggera pressione con il batuffolo di cotone sulla sede della puntura.
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Se il paziente fa utilizzo di farmaci anticoagulanti o chemioterapici, è in stato di gravidanza o presenta patologie che comportino un rallentamento della coagulazione, si dovrà agire con maggiore accortezza, semplicemente mantenendo la pressione per circa 10 minuti.
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Nel minuti successivi al prelievo, è preferibile non compiere sforzi e non sollevare pesi con il braccio che ha subito la puntura.
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Chiunque viva con particolare apprensione il momento del prelievo, come persone emotive, donne in gravidanza o bambini, dovrebbe soffermarsi qualche minuto in sala di attesa. In questo modo, in caso di bisogno potrà contare sul personale di laboratorio.
Si tratta, insomma, di piccole precauzioni affinché la fuoriuscita di sangue si arresti in pochi minuti.
Ad ogni modo, l’atto del prelievo costituisce un piccolo trauma per il vaso sanguigno. Potrebbero dunque presentarsi ecchimosi (ematomi) o edemi, ovvero un leggero gonfiore nell’area circostante. Non c’è da allarmarsi, in quanto si tratta di una reazione post-traumatica assolutamente fisiologica: fenomeni simili tendono a scomparire naturalmente dopo qualche giorno. Nei casi più vistosi o persistenti, è possibile applicare un paio di volte al giorno una pomata dai principi attivi idonei a base di Arnica.





