Digiunare 8 ore prima di sottoporsi alle analisi del sangue in laboratorio: è davvero necessario? Non sempre.
A sfatare – almeno in parte – quella che appare oggi come una leggenda metropolitana, è il documento firmato dalla Società Europea dell’Aterosclerosi e dalla Federazione Europea di Chimica Clinica e Medicina di Laboratorio, pubblicato sull’European Heart Journal.
Volendo fare chiarezza, dal documento si evince che “se il motivo per cui ci si sottopone alle analisi è la necessità di dosare la quantità di grassi (trigliceridi e colesterolo) presenti nel sangue, non occorre presentarsi a digiuno”.
Gli esperti affermano che non esiste prova alcuna a supporto della necessità di presentarsi a stomaco vuoto agli esami del sangue svolti al fine di valutare il rischio cardiovascolare causato dall’aumento dei grassi. In particolar modo, “soltanto se i valori risultassero sospetti, potrebbe nascere l’indicazione a ripetere il test a digiuno”.
Di questo parere è anche Marcello Ciaccio, direttore del dipartimento di biopatologia e biotecnologie mediche e forensi all’Università degli Studi di Palermo e presidente della Società Italiana di Biochimica e Biologia Molecolare Clinica che asserisce che “l’assunzione recente di grassi attraverso la dieta non è in grado di alterare i parametri lipidici. Non serve digiunare nemmeno se si ha intenzione di donare il sangue”.
Quando digiunare è davvero necessario?
Se il fine del prelievo è quello di misurare i valori di glicemia, le indicazioni mediche cambiano. In questo caso, infatti, si consiglia di presentarsi in laboratorio al mattino presto e a digiuno da almeno 8 ore, con un limite di zuccheri nel sangue di cento milligrammi per decilitro. Esami a digiuno anche per il dosaggio dell’insulina e del peptide C – nei pazienti in cui si sospetta una diagnosi di diabete. Nessuna particolare indicazione, invece, per il dosaggio degli ormoni tiroidei.
Quali parametri considerare per una corretta lettura delle analisi?
Stress, assunzione di farmaci, il vizio del fumo, lo svolgimento o meno di un’attività sportiva, sono altri importanti fattori da considerare per una corretta lettura degli esami del sangue.
Ad esempio, nel caso in cui il medico richieda esami per conoscere i livelli ematici di ormoni “sensibili” allo stress – quali adrenalina, noradrenalina, prolattina e cortisolo, “è importante che l’ambiente in cui viene effettuato il prelievo sia confortevole per il paziente e che lo stesso risulti sereno. Anche la semplice paura dell’ago può alterare i parametri di interesse” – conclude Ciaccio.
Sebbene i risultati delle analisi del sangue siano ormai ritenuti particolarmente attendibili, per non rischiare di fare confusione, è raccomandabile rivolgersi direttamente al proprio laboratorio di fiducia per avere tutte le indicazioni desiderate, al fine di sottoporsi serenamente a qualsiasi tipo di esame.





