Prodotta dal fegato, l’albumina è la proteina presente nel plasma in maggiore quantità. Oltre a costituire un’importante riserva di amminoacidi per il corpo umano, l’albumina regola il mantenimento dell’equilibrio dei liquidi corporei e trasporta ed elimina le sostanze espulse tramite le urine.
Valori elevati di albumina sono piuttosto rari, e si osservano in prevalenza in condizioni di disidratazione. Valori bassi, invece, possono derivare da situazioni transitorie o da veri e propri stati patologici.
L’ipoalbuminemia, ovvero albumina bassa, è spesso indice di malnutrizione, di malattie renali o di patologie a carico del fegato. Tra le possibili cause di albumina bassa, quindi, rientrano malattie come la cirrosi epatica, l’epatocarcinoma, ossia il principale tumore del fegato, l’insufficienza renale cronica, infiammazioni intestinali croniche, l’ipertiroidismo, la pancreatite cronica e neoplasie ematologiche come leucemie e linfomi.
I principali sintomi di albumina bassa sono eccessivo dimagrimento, gonfiore agli occhi e alle gambe, debolezza e affaticamento, concentrazione di liquido nell’addome, pelle giallastra, ematomi frequenti e alterazioni della coagulazione, oltre ovviamente ad altri sintomi specifici connessi alle patologie che hanno provocato il calo dei livelli di albumina nel sangue.
Quali sono, quindi, le conseguenze dell’ipoalbuminemia?
Bassi valori di albumina nel sangue provocano un aumento della fuoriuscita di liquidi dai vasi sanguigni, con conseguente concentrazione nei tessuti periferici e formazione di edemi. Generalmente l’accumulo di liquidi parte dagli arti inferiori. Soprattutto nei soggetti affetti da cirrosi epatica, poi, i liquidi si agglomerano anche nella cavità peritoneale, in quella addominale oppure ancora nelle cavità pleuriche, e addirittura negli uomini a livello dei testicoli. Il calo di albumina può inoltre provocare scompensi ormonali, nonché una diminuzione della detossificazione del sangue.
Per riportare alla normalità i valori di albumina nel sangue, innanzitutto occorre individuare le cause e agire su di esse. Se la causa è legata a un’alimentazione scorretta, sarà bene affidarsi a un nutrizionista, che saprà indicare la dieta giusta da seguire prescrivendo eventualmente anche degli integratori proteici da assumere a supporto. Se, invece, l’ipoalbuminemia deriva da patologie epatiche o renali, il medico prescriverà la terapia specifica più adeguata a cui sottoporsi in base alla situazione soggettiva di ogni singolo paziente.





